Conduce l’incontro Paola Rosà, giornalista de L’Adige.
“Nella casa di fronte, in presenza del fidanzato di mia madre, dell’imam e dei due testimoni, Omar, consacrato tutore legale, benediceva il matrimonio. Come il giorno dopo un brutto sogno, mio padre mostrava tutti i segni dell’inquietudine che sconvolge. Eppure non era forse stato lui stesso a organizzare quel matrimonio? Non aveva forse scovato e abbondantemente retribuito i due testimoni? Assunto la giovane vedova che abitava all’angolo della nostra via per assistere mia madre?”
Doppio ripudio
Ripudiare la propria moglie per una colpa inesistente, sposarla a un vicino di casa compiacente assicurandosi che l’avrebbe a sua volta ripudiata in modo da permetterle di far ritorno all’antico focolare domestico non è certo un atteggiamento consueto. Organizzando questa farsa, Aziz Zeitoun, ricco pescatore musulmano, è convinto di rispettare i codici morali imposti dalla società algerina. Egli rappresenta lo sposo severo ma giusto che punisce la donna colpevole, il padre irreprensibile che veglia sull’esemplarità della propria famiglia, il credente sincero che rispetta le leggi di Dio. Ma il suo progetto non fila liscio come dovrebbe. Il vicino di casa non ripudia la donna nei tempi stabiliti. Orribile sospetto: forse erano già amanti. E tutto si sgretola, Zeitoun impazzisce gradualmente, ferisce gravemente una delle figlie, che scivola a sua volta nella follia, mentre il resto della famiglia cerca di emanciparsi dalla tirannia paterna. Sarà proprio la madre, “rapita” a Londra, che permetterà il lento recupero di un’identità rinnegata per troppo tempo. Vibrante e piena di foga, la scrittura di Leïla Marouane in Doppio Ripudio oscilla tra violenza e fragilità, tra verità e omertà, sposa le contraddizioni di una donna consumata dalle sue passioni e dai suoi segreti, per poi alla fine esplodere per il dolore e la rabbia repressi, lasciando dietro di sé una follia raggelante.