Ecco il nome
Anna Serlenga, regista teatrale e ricercatrice nel campo delle arti performative è la nuova direttrice artistica di Oriente Occidente. Selezionata grazie a una open call con un progetto di direzione che è stato valutato da una commissione internazionale, rimarrà in carica dal 2027 al 2029. Al lavoro insieme a lei un team curatoriale che potrà contare sulla consulenza del coreografo internazionale Marcos Morau, sull’esperienza del curatore storico Lanfranco Cis e sul lavoro di coordinamento di Lucrezia Stenico.
Oriente Occidente ha una nuova direzione artistica: Anna Serlenga, una professionista con un curriculum e un’esperienza che attraversano confini geografici, disciplinari e culturali per immaginare nuovi spazi di dialogo attraverso le arti performative. Con esperienze maturate tra Italia e Tunisia, tra Europa e Mediterraneo, Serlenga arriva con una visione che coniuga ricerca e produzione artistica, attenzione ai processi contemporanei e una profonda vocazione all’incontro e ibridazione dei linguaggi, comunità e culture.
La nomina della direzione artistica è il primo passo tra gli obiettivi del piano di sviluppo strategico triennale finanziato da Fondazione Caritro e accompagnato da Fondazione Euricse.
Il progetto di Anna Serlenga è stato selezionato tra circa 50 proposte che Oriente Occidente ha ricevuto a seguito della open call internazionale per la ricerca di una nuova direzione artistica.
La visione artistica del progetto di Anna Serlenga è fondata sulla necessità di risignificare oggi il significato stesso dei concetti di Oriente e Occidente, superando il binarismo che ha informato la costruzione occidentale del mondo, come suggerito dal filosofo Bayo Akomolafe a cui Serlenga si è ispirata per la proposta curatoriale. Akomolafe riconosce la persistenza di dispositivi di potere, controllo ed estrazione e propone un diverso posizionamento dello sguardo: non esterno alla complessità né orientato a semplificarla, ma disposto ad abitarne le contraddizioni. Oriente Occidente viene immaginato quindi dalla nuova direzione come uno spazio intermedio, poroso e relazionale, capace di accogliere la complessità dei processi culturali contemporanei e di interrogare concetti come identità, appartenenza, centro e periferia.
Un luogo fisico e uno spazio relazionale dove ritrovarsi. Una realtà culturale che sia un laboratorio permanente in cui nuove geografie culturali, artistiche e umane possano emergere attraverso il confronto, lo scambio e la contaminazione per abbandonare mappe non più sufficienti e costruire collettivamente nuovi modi di orientarsi nel presente.
Al centro del progetto c’è l'idea di Oriente Occidente come un ecosistema culturale integrato, in cui Festival, Studio e People costituiscono le dimensioni interconnesse di un unico processo. Il Festival rappresenta il momento pubblico di una ricerca sviluppata durante tutto l'anno; Studio sostiene artisti e artiste attraverso percorsi di residenza, coproduzione e accompagnamento creativo; People rafforza il dialogo con i territori e le comunità, chiamate a partecipare attivamente ai processi di ricerca e produzione culturale.
In questo modello, le arti performative diventano uno strumento per intrecciare esperienze, conoscenze e immaginari differenti ed il Mediterraneo si fa non più geografia ma metodo; in un tempo segnato da trasformazioni geopolitiche, crisi ambientali, migrazioni e ridefinizioni delle identità europee, la danza e le arti performative possono interrogare chi abbia diritto alla visibilità, alla memoria, al movimento e all’appartenenza. La performance non si limita a rappresentare la realtà: sospende temporaneamente le forme attraverso cui essa viene organizzata e rende praticabili altre possibilità di relazione. La sua funzione di prefigurazione risiede nella capacità di produrre presenze, prossimità e immaginari condivisi: non illustrare un futuro possibile, ma permetterne una temporanea esperienza nel presente.
La visione curatoriale in linea con quella che è stata la storia di Oriente Occidente ma con uno sguardo estremamente attuale orientato sia alle dinamiche del sistema che a quelle più ampiamente culturali, si fonda su cinque direttrici: il sostegno alla ricerca artistica come processo continuo, attraverso residenze, coproduzioni e percorsi di accompagnamento; il coinvolgimento delle comunità come parte integrante della creazione contemporanea; il Festival inteso come un ecosistema capace di connettere artisti, pubblici e territori; il paesaggio di Rovereto e del Trentino come spazio vivo di sperimentazione e pratica performativa; una vocazione europea orientata alle nuove cittadinanze delle diaspore, all’ibridazione tra culture e alle trasformazioni che attraversano le società contemporanea. Un approccio che rafforza l'identità di Oriente Occidente come spazio di ricerca, incontro, produzione e programmazione di nuovi sguardi per confrontarsi con il presente.
Anna Serlenga (1982) lavora sia nella pratica teatrale e performativa che nella ricerca teorica. La sua ricerca artistica e curatoriale si sviluppa all’intersezione tra performance, pratiche coreografiche e teatrali, ricerca sociale e politica e processi partecipativi nello spazio pubblico con un approccio decoloniale ai temi dell’identità, della memoria e della migrazione. Attraverso dispositivi interdisciplinari sviluppa pratiche di ricerca e produzione orientate alla costruzione di nuove narrazioni del presente e all’indagine delle trasformazioni politiche e culturali contemporanee.
Diplomata all’Università IUAV di Venezia in Scienze e Tecniche del Teatro, è dottore di ricerca in Cultural Studies presso l’Università di Palermo. Come regista, è stata selezionata ad importanti premi nazionali (Premio Kantor, finalista, 2010, CRT, Milano; Premio Scenario, semifinalista, 2013; FOREVER YOUNG, 2022). Dal 2012 al 2018 vive e lavora in Tunisia, dove ha fondato il collettivo artistico multidisciplinare Corps Citoyen con il quale vince finanziamenti internazionali e partecipa a diverse Biennali (Dream City Festival nel 2017; Jaou, Manifesta 12, Valletta 2018 e Matera Capitale della Cultura nel 2018; Kamel Laazar Grant nel 2019), e dove insegna alla Facoltà di Scienze Umane dell’Università di Sfax. Ha collaborato, in qualità di formatrice teatrale, con l’Institut Supérieur d’Art Dramatique (ISAD) e l’Istituto di Cultura Italiana di Tunisi. Dal 2018 rientra in Italia, dove collabora come assistente al laboratorio condotto da MOTUS per Iuav - Teatro e Arti Performative, dove è successivamente progettista e networker europea fino a fine 2019 ed in seguito assegnista di ricerca post-dottorato con il progetto PTM!Decolonizing education through arts. Attualmente vive a Milano, è regista teatrale per Corps Citoyen e co-direttrice artistica insieme a Rabii Brahim del progetto curatoriale decoloniale Milano Mediterranea.