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Il messaggio di Crystal Pite

Giornata Internazionale della danza 2026
Crystal Pite sulla fragilità del presente

Cosa può fare la danza in un mondo attraversato da conflitti, violenza e instabilità?

È da questa domanda che prende forma il messaggio per la Giornata Internazionale della Danza 2026, firmato dalla coreografa canadese Crystal Pite.

Ne condividiamo una parte, nella traduzione italiana di Roberta Quarta (ITI Italia):

Scrivo queste parole all’inizio del 2026, quando sembra non esserci fine all’oppressione, allo sconvolgimento e alla sofferenza nel nostro mondo. Ogni giorno, mentre assistiamo all’orrore di ciò che gli esseri umani sono capaci di fare gli uni agli altri e al meccanismo di potere che finanzia e alimenta una violenza indicibile contro le persone e il pianeta, la danza può apparire come una risposta superficiale e inutile. È difficile immaginare cosa possa fare un artista della danza in un mondo che ha così disperatamente bisogno di un cambiamento radicale e di guarigione.

Eppure, l’arte, come la speranza, è una forma d’amore. Provocatoriamente generativa di fronte alla profanazione, l’arte è un solvente per la mente che si sta cristallizzando ed un balsamo per guarirla. L’arte è un vascello che ci accoglie mentre, insieme, affrontiamo le domande, in modo diverso, rispetto alle notizie, ai documentari e all’istruzione, alle opinioni e ai social media, all’attivismo e alla protesta, ma non incompatibile.

Attraverso la creatività, accumuliamo resistenza e speranza, tramite piccoli atti di coraggio, di curiosità, gentilezza e collaborazione. Nella danza e nel fare danza troviamo la prova che l’umanità è qualcosa di più del nostro ultimo, straziante fallimento globale.

- Crystal Pite

In questo orizzonte, le parole di Crystal Pite trovano una risonanza profonda. Se la danza può apparire fragile di fronte alla violenza del mondo, è proprio nella sua natura effimera che risiede una possibilità radicale: creare relazione nel contatto tra corpi e storie, generare consapevolezza.

Come pratica che attraversa i confini e li mette in discussione, diventa un luogo politico: uno spazio in cui si esercita l’ascolto, si costruiscono comunità e si immaginano alternative.

Noi scegliamo di stare in questo spazio. Di continuare a credere che il gesto, anche il più piccolo, possa essere un atto di apertura. Che la condivisione possa generare forme di resistenza gentile. E che questo possa diventare un modo di abitare il presente.