VUOTO
Rovereto | 3 – 12 settembre 2026
Il secondo capitolo di Corpi Assenti sposta l’attenzione dal concetto di “assenza” a quello di “vuoto”.
Vuoto come condizione del possibile. Se tutto è pieno, compatto, plastico, non c’è cambiamento. Dove non c’è spazio per perdersi, non si cerca una strada nuova.
In un tempo in cui le narrazioni collettive si rompono, i riferimenti culturali sono deboli, i simboli non sembrano restituire densità di significato, il vuoto è la perdita di orientamento necessaria da riconoscere, una condizione da abitare, perché riapre il senso del ritrovarsi, con sé stessi e con gli altri.
Vuoto, infatti, anche come spazio di relazione, un vuoto all’interno del quale spostarsi per incontrarsi.
Vuoto come il senso del volo, dove la sfida alla gravità è un atto fisico: vuoto come il peso che non si percepisce, come il contatto con la terra che si interrompe, come la perdita dell’equilibrio. Il vuoto che imprime vulnerabilità nei corpi e per questo li rende umani.
Vuoto come un tempo di passaggio, ciò che “non è più” ma nemmeno “non ancora”, ciò che non è più solo memoria, non è ancora futuro.
Vuoto come il silenzio che dà vita alla musica, vuoto come lo spazio che permette alla danza di muoversi.
Se decidiamo di stare qui, dove sembra mancare tutto, cosa comincia?