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mer 13 gen
 

PREMI DANZA&DANZA 2020 Successo per le co-produzioni di Oriente Occidente

Come ogni anno, dal 1987, il numero di Danza&Danza di gennaio/febbraio presenta i vincitori dei Premi Danza&Danza intitolati al fondatore del magazine Mario Bedendo, assegnati dai critici e giornalisti della testata ad artisti, spettacoli e progetti che si sono distinti nell’anno appena archiviato. 

Come sottolinea Maria Luisa Buzzi, direttrice di Danza&Danza e Presidente della giuria «i premi assegnati in questa edizione hanno un valore ulteriore in considerazione dell’enorme difficoltà vissuta nel 2020 dall’intero comparto dello spettacolo dal vivo e che ancora oggi purtroppo non mostra imminenti soluzioni all’orizzonte. Ciò nonostante la creatività nell’anno funestato dalla pandemia non è venuta meno, mostrando la sua forza con inventiva e professionalità. L’orgoglio del riscatto ha sovente trionfato». E proprio a queste prerogative hanno guardato i giurati - Elisabetta Ceron, Giuseppe Distefano, Francesca Pedroni, Silvia Poletti, Sergio Trombetta e Carmelo A. Zapparrata - nell’evidenziare alcuni particolari riconoscimenti. 

E così per Sonoma, il lavoro firmato da Marcos Morau con la sua compagnia La Veronal, co-prodotto da Oriente Occidente e in prima mondiale lo scorso settembre al Teatro Zandonai di Rovereto, che ha ricevuto da Danza&Danza il premio “Miglior spettacolo contemporaneo 2020”.
 
Artista associato al Festival dallo scorso anno, Marcos Morau in Sonoma si lascia ispirare da Luis Buñuel e dal mondo onirico del cineasta spagnolo, oltre che dal suo pensiero critico e politico, dal vissuto personale sospeso tra disciplina Gesuita e libertà, e dalla sua passione mai negata per il tamburo, strumento del folklore natale. «Buñuel non è mai stato così attuale – spiega Morau –. Ha saputo vedere quello che il futuro ci stava riservando scoprendo, nel rumore dei tamburi di Calanda e dell’Aragona, quell’urlo proveniente dalle viscere. Lui era già all’oggi: ascoltava il suono dell’abisso che si apre quando l’immaginazione umana è libera ma l’uomo non lo è. Mi interessa il bisogno umano di sentirsi vivi, parte della società, avvolti dai propri desideri e timori e il fatto che talvolta per sopravvivere è necessario inventarsi una nuova realtà». Ambientazione onirica, luogo estraneo alle leggi della fisica dove l’ordinario diventa straordinario e la ragione viene accantonata: un grido del corpo supera confini e confino e improvvisamente l’essere umano riprende a sentirsi vivo.

Il premio come “Miglior coreografo/a emergente” è stato invece assegnato a un’altra artista associata a Oriente Occidente: Luna Cenere, autrice di Genealogia_Time specific., lavoro anche questo con forti riferimenti al tempo attuale, co-prodotto e realizzato per Oriente Occidente nel suggestivo spazio della Campana dei Caduti di Rovereto. Il corpo come luogo, paesaggio, atto politico: Luna Cenere in questo lavoro non abbandona la sua cifra ma prosegue invece la sua ricerca sulla nudità come condizione umana in una nuova declinazione adattata al tempo della pandemia, priva di contatto tra i danzatori in scena. Il lavoro è stato realizzato dalla coreografa grazie a un folto gruppo di volontari non professionisti che hanno lavorato al progetto prima con meeting a distanza, poi in sala e nello spazio della performance.

Grande la soddisfazione di Lanfranco Cis, direttore artistico di Oriente Occidente: «Ciò che per Oriente Occidente è importante - spiega - è da un lato sostenere le grandi produzioni internazionali rendendole disponibili al pubblico del Festival, dall’altro avere uno sguardo lungimirante sugli artisti italiani che possono crescere. I premi che quest’anno sono stati assegnati da Danza&Danza ci riconoscono di esserci riusciti».