ORIENTE OCCIDENTE DANCE FESTIVAL

Avrebbe dovuto essere un anno speciale il 2020 per Oriente Occidente con i festeggiamenti per il nostro quarantesimo compleanno. Il Coronavirus ci ha costretti a riconsiderare i programmi. “Pellegrini del nostro tempo”, travolti da mille incertezze, abbiamo cercato insieme agli artisti un nuovo approdo nell’arte della danza, non privo di ripensamenti. A partire dall’impossibilità di chiudere il discorso, intrapreso negli ultimi tre anni, sulla nuova Via della Seta. Tre compagnie provenienti dalla Cina programmate pre-pandemia, come comprensibile, non ci hanno potuto raggiungere. Il secondo ripensamento, invece, riguarda noi, il come siamo cambiati in questo tempo di isolamento. Conserviamo ancora la stessa visione sul corpo? Di certo la paura del contagio, la mancanza di contatto fisico dettata dalle pratiche di protezione, l’incertezza diffusa sul futuro, il sentimento di fragilità che ci ha pervaso, hanno inevitabilmente cambiato le nostre vite e con esse la percezione del nostro corpo. Più consapevoli della nostra finitezza organica, sentiamo la voragine della caduta e l’urlo che ne deriva per la sopravvivenza. Esattamente ciò che Marcos Morau racconta nel suo nuovissimo Sonoma, per La Veronal, spettacolo-manifesto di questa 40a edizione: qui l’urlo dell’uomo costretto al ritmo dell’esistenza si fa primitivo. Dall’unione delle parole soma e sonum, Morau deriva il titolo per ricordare attraverso il ‘suono del corpo’ che siamo ancora vivi e, soprattutto, svegli.

Tutti gli artisti ospiti hanno modificato e adattato le loro proposte, consapevoli di un nuovo posizionamento del gesto estetico nella ‘Polis distanziata’. Gesto che si fa politico, di presenza, esistenza e trasformazione collettiva. Ri-emersi da un lungo periodo in cui i rapporti interpersonali si limitavano a ‘surrogati tecnologici’, al contatto con la voce dai balconi e dalle finestre delle case, gli artisti – in sala prove con l’obbligo di distanziamento – hanno posto al centro della loro ricerca la relazione tra i corpi. Di questa dimensione parlano i lavori degli artisti italiani ospiti e co-prodotti dal Festival. Genealogia_time specific di Luna Cenere alla Campana dei Caduti, Pastorale, di Daniele Ninarello, una danza minimalista di corpi entropici che non si sfiorano mai, ma si ‘accordano’ tra di loro; Echos danze trasparenti di Cristina Kristal Rizzo nel giardino delle statue del Mart sull’azione del ‘toccare metaforico’; Azioni Fuori Posto nei cortili dei condomini dei quartieri di Rovereto con il pubblico sui balconi; Over the Rainbow di Matteo Levaggi e Umberto Chiodi un’installazione danzata di corpi e oggetti sonori al Mart; Hyenas di Abbondanza/Bertoni con lo svelamento del doppio; la compagnia MF/Maxime & Francesco attraverso il concetto di gravità e peso (C’est pas grave).
Poi c’è la dimensione in ‘a solo’, pratica più facilmente sostenibile di questi tempi, forma di rappresentazione sospesa tra la presa di coscienza esistenziale (Mal Pelo, The Mountain, the Truth & the Paradise) e la posizione ideologica che spinge a una riflessione (Arkadi Zaides, Talos). Oppure epifanie solitarie alle prese con un ‘canto collettivo’ nonostante le barriere di plexiglas nel Museo antropologico del danzatore pensato da Michela Lucenti per il suo Balletto Civile. Rivelazione della tecnica più pura e della democraticità della presenza sul palco di più danzatori, ciascuno impegnato nella propria danza in solitaria, è la serata Cunningham Centennial Solos, omaggio al rivoluzionario coreografo e pensatore americano Merce Cunningham curato da un ex danzatore della compagnia, Daniel Squire, di concerto con il Trust, depositario di tutti i diritti delle opere dell’artista e della diffusione del suo repertorio.

Lo sguardo che sostituisce la mancanza di contatto, metafora più che mai attuale, trova nel Peep Show allestito nella piazza del Mart la sua esemplificazione artistica. Una struttura in velluto dalle atmosfere retrò ospiterà nelle sue sedici cabine, sedici spettatori voyeurs alla volta per assistere allo spettacolo proposto sulla piattaforma centrale. A esibirsi nel Peep Show molti ospiti del Festival in alternanza alle recite di Cenerentola, spettacolo del Teatro La Ribalta ispirato alla celebre fiaba di Perrault. E chi più di Cenerentola potrà sanificare e pulire il Peep Show prima di ogni nuova rappresentazione?

Nel contesto attuale, con la pandemia che ci ha dimostrato quanto siamo tutti fragili, prosegue con sempre maggior convinzione il percorso intrapreso da qualche anno dal Festival sulla danza e disabilità. In un momento in cui minoranze spesso inascoltate - e anche in questo contesto invisibili – si stanno unendo per essere riconosciute, in scena a Oriente Occidente, Gravity (and other attractions) del gruppo a partecipazione europea Un-Label, punto di arrivo del progetto ImPArt, finanziato dalla comunità europea.

Non mancano nel programma due eccellenze del circo contemporaneo per far assaporare a tutta la famiglia la magia acrobatica: i francesi Cirque Entre Nous (Entre Nous…), maestri del palo cinese, e gli italianissimi Sonics (Osa), ammalianti nelle evoluzioni al trapezio e alle corde aeree.

Infine, ma certo non ultimo, il debutto mondiale di Centaur di Pontus Lidberg con il suo Danish Dance Theatre, coproduzione del Festival con il parigino Théâtre de Chaillot, una riflessione sull’Intelligenza Artificiale quale partner delle nostre vite e nuova sfida creativa alla costruzione di uno spettacolo, anticipazione della nuova linea di ricerca che Oriente Occidente intende intraprendere nelle prossime edizioni: l’indagine del dialogo tra arte, nuove tecnologie e neuroscienze.

Lanfranco Cis
direttore artistico